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QUARTO INCONTRO – MATTEO NUCCI, I SOGNI DI ACHILLE

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“Cantami o diva l’ira funesta del pelide Achille…” così l’incipit dell’Iliade che molto ha condizionato nel tempo il giudizio sull’eroe raccontato dal più antico poema dell’Occidente. Achille coraggioso in battaglia,  iracondo, feroce e crudele… Da questo stereotipo, solo in parte giustificato, ha preso le mosse la lezione del noto scrittore Matteo Nucci, ospite, presso la Scuola Italiana di Atene, per il quarto incontro dedicato al Progetto “Centauromachia”.

L’intervento di Nucci, attraverso l’analisi di alcuni celebri passi del poema omerico, ha descritto un personaggio distante da certe consuete rappresentazioni e comunque profondamente umanizzato. Una lettura attenta e approfondita dell’Iliade ci rimanda infatti un Achille mosso da sogni, passioni, aspirazioni, incoerenze, bisogno di “normalità” e di affetto. Occorrerebbe a questo proposito, secondo Nucci, rivedere il concetto stesso di “eroe” che non andrebbe considerato come un essere dotato di poteri speciali ma piuttosto come un essere pienamente, totalmente umano. Achille è eroe perchè è umano fino in fondo: si arrabbia e piange per l’ingiustizia subita, desidera tornare a casa per rivedere il padre e abbracciare il figlio che gli è appena nato, si  dispera per la morte dell’amico Patroclo ed è capace di imparare dalla vita, persino dai propri errori, accrescendo così la propria umanità.  Da questo punto di vista tutti i protagonisti del poema sono eroi nella misura in cui sono capaci di questa trasformazione.

Punto focale della lezione di Nucci, l’analisi del famoso sogno di Achille dopo la terribile vendetta contro Ettore uccisore di Patroclo. Durante il sonno Achille sogna Patroclo che lo invita a mettere da parte l’ira e la sofferenza, a celebrare i suoi funerali e a ritornare alla vita. In chiave freudiana l’inconscio di Achille segnala la via dell’elaborazione del lutto. Achille, pur nella sofferenza, celebra il funerale dell’amico morto, poi per onorarlo organizza una gara sportiva. Nello sport che, attraverso il divertimento, l’agonismo, il godimento rimuove il pensiero della morte, Achille ritorna alla vita. Certamente questo momento non elimina la dimensione tragica dell’esistenza dell’eroe ma segnala un percorso.

Altro momento topico del poema anch’esso celeberrimo: l’incontro tra Priamo e Achille. L’incontro tra i due protagonisti del poema propone una scena sicuramente toccante che induce alla riflessione. I due “eroi”, nel loro incontro, invece che manifestare odio o desiderio di vendetta danno spazio alla loro umanità. Priamo nel giovane Achille destinato alla morte rivede il proprio stesso figlio morto per mano di Achille, Achille in Priamo mosso dall’atroce dolore per la morte del figlio vede suo padre Peleo destinato anch’egli a piangere un figlio morto in battaglia. I due si abbracciano e piangono. Piangono, sottolinea Matteo Nucci, perchè la tragedia della guerra uccide chiunque e ovunque, la guerra è disastro e dolore.

A conclusione della mattinata caratterizzata dalla vivace partecipazione dei presenti al dibattito che è seguito alla conferenza, la Dirigente della Scuola Italiana di Atene Dottoressa Veronica T. R. Sole ha ricordato che a Febbraio si attiverà un laboratorio di scrittura creativa curato dallo scrittore Matteo Nucci