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Sesto incontro Centauromachia – Umberto Curi, Lettura filosofica di “LA VITA È BELLA” di Roberto Benigni

SESTO INCONTRO CENTAUROMACHIA – UMBERTO CURI, LETTURA FILOSOFICA DI “LA VITA È BELLA” DI ROBERTO BENIGNI (1)

Perchè si decide di studiare Filosofia? Perchè si diventa filosofi? Il Professor Umberto Curi confessa che la sua passione per la Filosofia è nata quando all’età di quindici anni si è trovato fra le mani il libro di Soren Kierkegaard “Timore e tremore”. Fu un’esperienza sconvolgente. “La lettura di quel testo in un momento dell’adolescenza in cui si è particolarmente sensibili al tema dell’amore e dei sentimenti mi ha portato a identificarmi con la vicenda esistenziale del filosofo danese e a decidere di dedicare la mia vita alla filosofia…Avevo vissuto la vicenda di Kierkegaard e Regina o di Abramo e Isacco come qualcosa che mi spiegava l’arcano dell’amore che non è solo possesso è anche rinuncia, che non è solo acquisizione, è anche perdita. E questa caratteristica ambivalente dell’amore rendeva lo studio della filosofia non uno studio astratto ma qualcosa che riguardava la mia vita, la mia esperienza, i miei sentimenti… La Filosofia non è una materia come le altre ma quella che ci fa capire davvero qual è la condizione umana e qual è la nostra missione nella società, qual è il nostro destino…”

Con questa suggestiva rivelazione si è avviato l’incontro del Filosofo Umberto Curi con gli studenti liceali della Scuola Italiana di Atene, svoltosi Lunedì 21 Maggio 2024 presso il teatro della Scuola.

Umberto Curi, attualmente è professore emerito di Storia della Filosofia presso l’Università di Padova dopo essere stato professore ordinario e Preside di Facoltà del medesimo ateneo. Inoltre Curi è stato Visiting Professor presso le Università di Los Angeles (1977) e di Boston (1984), ha tenuto lezioni e conferenze in varie Università nel mondo ed è stato ospite di importanti manifestazioni culturali italiane. Ha diretto per oltre vent’anni la Fondazione culturale Istituto Gramsci Veneto ed è stato per un decennio membro del Consiglio Direttivo della Biennale internazionale di Venezia. Il Professor Umberto Curi è autore di numerosissimi scritti, fra cui Pensare la guerra. Per una cultura della pace, Dedalo, Bari, 1993; Pensare la guerra. L’Europa e il destino della politica, Dedalo, Bari, 1999; Pólemos. Filosofia come guerra, Bollati Boringhieri, Torino, 2000; Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000; Un filosofo al cinema, Bompiani, Milano, 2006 e il recentissimo Parlare con Dio: Un’indagine fra filosofia e teologia, Bollati Boringhieri, Torino, 2024.

Dovendo affrontare il tema legato alla rappresentazione della CENTAUROMACHIA, Umberto Curi ha proposto un’attività di laboratorio che ha previsto la visione del Film di Roberto Benigni “La vita è bella” e un successivo momento di conversazione filosofica.

Nel confronto che è seguito alla visione del film, sono emersi inevitabilmente i temi riguardanti il conflitto, la guerra, la risoluzione non violenta dei conflitti, la possibilità della pace. Allo stesso tempo è stata individuata una possibile chiave di lettura filosofica del capolavoro di Benigni in una sequenza cruciale del film, presente quasi a metà della narrazione, in cui si allude alla possibilità di tradurre la guerra in gioco. Come ha osservato il nostro ospite “Benigni ci fa capire che potremmo tentare di tradurre i conflitti in gioco invece che lasciare che diventino violenti e assumano la forma della guerra. Un’attività in cui il conflitto assume la forma del gioco è lo sport. Nello sport c’è una competizione che però è una competizione non violenta e che si svolge attraverso il rispetto di alcune regole.”

Un altro elemento di riflessione emerso nell’incontro è quello relativo al rapporto fra guerra e ingiustizie sociali. La tesi sostenuta dal Professor Curi è che la pace dev’essere necessariamente coniugata con la giustizia. Una condizione imprescindibile per contenere il rischio di guerre è l’affermazione della giustizia a livello globale. Finchè c’è ingiustizia è giustificata la lotta degli oppressi. Una questione complessa e non facilmente semplificabile che il Filosofo ripropone attraverso il riferimento ad un’importante opera di Immanuel Kant, “Per la pace perpetua”. Nelle pagine dedicate al “diritto cosmopolitico” il filosofo di Königsberg afferma che non ci può essere pace se lo straniero non può esercitare il suo diritto di ospitalità. “La pace – ha concluso il Professor Curi – è data anche dall’accettazione dell’Altro, dal rispetto nei confronti dell’Altro.”