A scuola nella foresta pluviale: «Piove, guarda come piove…»
«Piove, guarda come piove, guarda come viene giù…» in questo caso la canzone di Jovanotti è veramente molto appropriata per il Costa Rica. Eh sì, perché a San Vito piove davvero spesso! Uno scroscio, prima o poi, arriva sempre: improvviso, intenso, quasi come un rituale quotidiano,, ma per i bambini è la normalità.
Nessuno si scompone, nessuno si stupisce: la pioggia fa semplicemente parte della giornata scolastica, proprio come la campanella delle 7.00 del mattino. A quell’ora tutti in classe, noi compresi, per il primo appuntamento della giornata: il gallo pinto, la tipica colazione costaricense. Così iniziava la nostra esperienza nelle scuole pubbliche di San Vito, in questo particolare enclave italiano immerso nella rigogliosa vegetazione tropicale del Centro America.
In ambienti accoglienti, puliti e immersi nel verde abbiamo avuto l’opportunità di osservare e vivere da vicino la quotidianità scolastica con alunni ed insegnanti partecipando alle loro attività e ai momenti di gioco negli ampi spazi all’aperto, ma soprattutto portando loro un po’ di Italia attraverso la musica.
All’inizio, i bambini ci guardavano timidamente, ma allo stesso tempo erano molto incuriositi della nostra presenza, ancora increduli che fossimo veramente venuti da un paese così lontano per loro. Superato il primo momento di timidezza, a fine lezione venivano a salutarci e ringraziarci con dei calorosi abbracci. Un’affettuosità che dice molto anche del prezioso lavoro svolto dai
docenti costaricensi, una risorsa davvero importante, capaci ogni giorno di trasmettere ai loro alunni la passione per la lingua e la cultura italiana, con
grande entusiasmo e profondo impegno.
Siamo partiti per portare un piccolo pezzo d’Italia nella foresta pluviale e siamo tornati a casa con molto di più: i sorrisi dei bambini, l’entusiasmo dei docenti, nuovi amici e tanti spunti di riflessione. Abbiamo condiviso la nostra lingua, la nostra musica e la nostra cultura, ma abbiamo anche ricevuto in cambio una grande lezione di accoglienza, passione e semplicità. Forse è proprio questo il senso più bello di uno scambio: partire pensando di avere qualcosa da insegnare e tornare scoprendo di avere ancora tanto da imparare.
Ringraziamo la Dirigente Scolastica dott.ssa Sole ed il Direttore Generale di ADASIM dott. Luzi per averci offerto questa preziosa opportunità.
Claudia Gradi e Massimo Lazzeri
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Prof. Alessandro Turcato e Prof.ssa Immacolata Esposito
Quest’estate abbiamo avuto l’opportunità di vivere un’esperienza intensa e particolare a La Serena, in Cile, presso la Scuola Italiana “Alcide De Gasperi”.
Un’esperienza nata grazie ad ADASIM e alla seconda edizione di “Gente di scuola”, con molte realtà in rete: le nostre scuole naturalmente, l’ente gestore di La Serena, la “Trentini nel mondo”, la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, la Fondazione Museo Storico del Trentino, la Biblioteca “We Need Books” di Kypseli.
Fin dall’inizio abbiamo capito che non sarebbe stato semplicemente uno scambio tra due scuole lontane geograficamente; il progetto “75 anni – la viva presenza oggi degli emigrati italiani trentini” ci avrebbe portato dentro una storia fatta di partenze, adattamento, lavoro, memoria e identità. Una storia nella quale la lingua italiana avrebbe rappresentato non soltanto l’oggetto dell’insegnamento, ma anche uno spazio di incontro tra culture, generazioni ed esperienze. Un progetto, il nostro, che è un esempio concreto di come la scuola possa dialogare con istituzioni culturali, territorio e ricerca, mettendo competenze diverse al servizio di un progetto comune. Una collaborazione che ha visto sin da subito l’entusiasmo e la professionalità del Preside Prof. Carlos Slomp, in dialogo con la nostra Dirigente Dott.ssa T. V. R. Sole e con noi docenti di Atene.
La Serena è una città situata nel centro-nord del Cile, affacciata sull’Oceano Pacifico e con un clima particolarissimo. Una realtà fatta di molte identità, nella quale la presenza italiana e, in particolare, quella trentina costituiscono una componente importante. Nel 1951-’52 arrivarono, infatti, in quest’area famiglie provenienti dal Trentino, portando con sé non soltanto il desiderio di costruirsi una nuova vita, ma anche abitudini, competenze, modi di stare insieme ed una cultura che, nel tempo, ha saputo incontrare quella cilena.
Ed è stata proprio questa storia ad accoglierci a scuola. La “Alcide De Gasperi” ci ha colpito innanzitutto per la cura degli spazi e per l’attenzione rivolta agli studenti, per il senso di comunità che si respira al suo interno. Insegnanti e personale lavorano in modo coordinato e dimostrano di condividere con piena consapevolezza una responsabilità comune nei confronti degli studenti. Le aule, la biblioteca, i numerosi laboratori, gli spazi comuni e la mensa non sono soltanto luoghi funzionali alle attività scolastiche: sono parte di un progetto educativo nel quale si insegna, si lavora insieme, ci si incontra e si costruiscono relazioni.
È stata proprio questa dimensione relazionale a rendere particolarmente significativa la nostra permanenza. Le attività previste dal progetto si sono evolute in una collaborazione quotidiana: il confronto con i colleghi, la progettazione delle lezioni, le conversazioni informali, i momenti condivisi dentro e fuori dalla scuola. Abbiamo avuto la sensazione di entrare rapidamente a far parte di una comunità che, pur essendo lontanissima dalla nostra realtà, ci risultava in qualche modo familiare. Entrambi abbiamo cercato di portare le nostre competenze insieme al nostro vissuto: -la conoscenza del Trentino e delle sue migrazioni (tramite molteplici vicende:i trentini della Val di Fiemme a Rodi -Campochiaro, i valsuganotti in Bosnia, a Štivor, gli abitanti di Predazzo in Romania…) – con le lezioni di Alessandro Turcato;
-il passaggio dall’Australia all’Italia – con i momenti di autobiografia (e, anche, di autobiografia linguistica) con Immacolata Esposito.
Anche sul piano didattico il confronto è stato ricco: le attività hanno intrecciato l’insegnamento dell’italiano con la storia dell’emigrazione (come si diceva) e con il tema dell’identità. Abbiamo lavorato sul lessico e sulle competenze comunicative a partire dalle vicende dei trentini emigrati, utilizzando testi, video e discussioni come strumenti per avvicinare gli studenti a una parte della storia italiana che, in questo caso, è diventata anche storia del loro territorio e delle loro famiglie.
Sono state giornate ricche, a contatto con studenti dai 6 ai 18 anni. In molte classi la grammatica è stata inserita in contesti legati all’esperienza personale degli studenti, stimolando anche a parlare di sé. Il congiuntivo e il condizionale, ad esempio, sono diventati strumenti per parlare di desideri, possibilità e ipotesi, a partire dalla riflessione sull’identità italo-cilena.
Anche alcune esperienze nate ad Atene attraverso la prima edizione di “Gente di scuola” hanno trovato a La Serena una nuova possibilità di lettura. Portare un’attività in un contesto differente permette infatti di verificarne l’esportabilità, ma soprattutto di comprenderne meglio il significato. Significa anche tornare alla mente ad esperienze fatte coi nostri studenti… soprattutto a chi ha da poco superato l’esame e si appresta ad iniziare il Liceo.
È stato soprattutto il territorio a ricordarci quanto il tema dell’adattamento sia centrale nella storia che stavamo raccontando. Conoscere La Serena e i suoi dintorni, Coquimbo e la Valle dell’Elqui, significa incontrare paesaggi, condizioni climatiche, forme di coltivazione e modi di vivere molto diversi da quelli ai quali siamo abituati. E proprio per questo è impossibile non pensare alle persone che, 75 anni fa, arrivarono qui dalle valli alpine. Erano uomini, donne e bambini che dovettero imparare a conoscere una terra nuova; dovettero capire come coltivarla, come viverci, come rapportarsi a condizioni ambientali e climatiche completamente diverse; modificare abitudini, imparare nuovi modi di fare e costruire relazioni in una società differente da quella che avevano lasciato.
La terra di La Serena ci insegna, in questo senso, ad essere adattabili. Ci ricorda che cambiare non significa necessariamente perdere ciò che siamo: significa anche imparare, osservare, comprendere e trovare nuovi modi per portare avanti ciò che ci appartiene.
È una lezione che appartiene profondamente alla storia dell’emigrazione trentina, ma che appare sorprendentemente attuale. Anche gli studenti di oggi sono chiamati a vivere in un mondo nel quale cambiare, imparare continuamente e sapersi adattare sono competenze fondamentali. Gli emigrati di allora dovettero confrontarsi con un mondo nuovo per necessità; i giovani di oggi dovranno farlo sempre più spesso per scelta, per lavoro, per studio, per costruire relazioni e per abitare una società in continuo cambiamento.
La scuola può diventare uno dei luoghi nei quali imparare questa capacità.
A La Serena abbiamo avuto la possibilità di incontrare anche la collettività trentina, entrando in contatto con una comunità che mantiene vivo questo patrimonio attraverso luoghi, iniziative e relazioni. Il circolo e il bocciodromo sono vissuti e pieni di umanità, nei quali la memoria non appare come qualcosa di museale, bensì come una parte della vita quotidiana. L’accoglienza che ci è stata riservata, culminata in una splendida cena trentina, ci ha fatto percepire concretamente la forza di questo legame.
Straordinariamente emozionante ed inaspettato è stato il momento conclusivo organizzato dalla scuola: una mostra ricordava l’arrivo dei trentini nel 1951-1952; i bambini della primaria in costumi tradizionali; i balli trentini e cileni. In quei gesti abbiamo visto qualcosa di molto importante: non la riproduzione immobile di una tradizione, ma la sua capacità di incontrarne un’altra e di trasformarsi.
La presenza di Giovanni Bonani, Presidente dell’ente gestore, e di Caterina Pezzani, da quasi trent’anni componente dell’ente gestore e testimone diretta della storia della comunità, ha dato a quel momento un significato ancora più profondo. La signora Caterina, arrivata a La Serena a undici anni e autrice di “Tre granelli preziosi come perle”, rappresenta una memoria che continua a essere raccontata e trasmessa. Attraverso persone come lei, la storia dell’emigrazione continua a dialogare con le generazioni più giovani. Abbiamo ascoltato le parole del Preside Prof. Carlos Slomp e del Prof. Federico Albertini, che hanno ricordato la nascita del progetto e la collaborazione sviluppata fin dall’inizio con la Dirigente della Scuola Italiana di Atene, Dott.ssa Veronica T. R. Sole, e con i numerosissimi ed ospitali docenti coinvolti.
A tutti loro va il nostro ringraziamento, così come alla coordinatrice pedagogica Fabiola Méndez López, ai docenti e a tutto il personale della Scuola Italiana “Alcide De Gasperi”, che hanno reso possibile non soltanto lo svolgimento delle attività, ma soprattutto la costruzione di un rapporto umano e professionale autentico.
Un ringraziamento particolare va all’ente gestore e al suo Presidente Gilberto Bonani, per l’attenzione dedicata al progetto e alla crescita della scuola, e a Caterina Pezzani, per la sua testimonianza e per il lavoro di conservazione e trasmissione della memoria. Ringraziamo inoltre il Prof. Federico Albertini e tutti i colleghi che hanno partecipato alle attività e al confronto didattico.
Il nostro grazie va naturalmente anche agli studenti, che ci hanno accolto con curiosità, rispetto e partecipazione. Sono stati loro, attraverso le domande, le attività e i momenti di incontro, a ricordarci che il vero senso di un progetto scolastico internazionale sta nelle relazioni che riesce a generare. Ed è proprio la costruzione di relazioni, alla fine, il risultato più importante di questa esperienza.
Un ponte tra due scuole non si costruisce soltanto attraverso una visita, una lezione condivisa o una videoconferenza. Si costruisce quando i docenti iniziano a conoscersi, quando si condividono problemi e soluzioni, quando un’attività viene discussa e ripensata insieme, quando si decide di continuare a lavorare anche dopo che il viaggio è terminato.
Per questo il progetto non si è concluso con la nostra partenza.
A breve saranno i docenti della Scuola Italiana “Alcide De Gasperi” a raggiungere Atene, per conoscere la nostra scuola, lavorare nelle classi e partecipare a un percorso di formazione sulle tecnologie applicate alla didattica dell’italiano. Seguiranno altre attività a distanza e momenti di disseminazione. Il ponte, dunque, continua ad essere costruito.
Alessandro Turcato